Questione di Curve

ResearchBlogging.org
Sibel Dazhir e Marilyn Read hanno elaborato un esperimento per testare quanto la forma geometrica dell’arredamento possa influire sulle emozioni delle persone e quindi per indagare l’interazione tra il benessere dell’individuo e il design dell’ambiente di casa. Le ricerche passate hanno studiato le variabili concernenti la personalità delle persone, la cultura, l’uso che si fa dell’ambiente, in correlazione alle emozioni. In questo esperimento sono analizzati gli effetti degli stimoli visivi dell’ambiente sulle reazioni emotive.

Gran parte degli studi hanno messo in evidenza che arredamenti “curvilinei” hanno effetti più positivi rispetto a quelli “rettilinei”. In questo studio si utilizzano due scale che misurano l’impatto delle sagome dell’arredo sul grado di intensità e piacevolezza della reazione emotiva dei soggetti. Dal momento che vengono presi in considerazione gli aspetti estetici ed edonistici degli stimoli ambientali, l’uso, il possesso e il valore economico dell’arredamento non sono considerati nella ipotesi. Anche se gli autori ammettono quanto siano importanti gli aspetti culturali, sociali, semantici, pragmatici degli artefatti – che siano elaborati per ambienti o prodotti di altro genere – ciò che interessa loro è la presa che hanno appeal e design sull’umore delle persone, secondo quanto indicano le ricerche.

Gli autori hanno utilizzato 4 immagini digitali di stanze, in tonalità di grigio, con due tipi di arredamento differenti nella geometria dei loro bordi. Non vi era traccia di alcuna decorazione o altro artefatto all’infuori della mobilia, né hanno tenuto conto delle dimensioni, del colore o della struttura degli stimoli visivi. I 111 studenti che hanno reclutato dovevano osservare per pochi minuti gli ambienti sul monitor e rispondere ai test che misurano lo stato di eccitazione (arousal) e di piacevolezza (pleasure), e a domande aperte come: quanto tempo staresti in questo ambiente? quanto ti piacerebbe esplorarlo? quanto ti piacerebbe incontrare e conoscere una persona sconosciuta in questo posto? Le istruzioni insistevano sull’invito a rispondere più velocemente possibile senza pensarci troppo, in modo tale da indagare le reazioni di “pancia” del soggetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I risultati confermano che l’arredo curvilineo sia più piacevole e rilassante rispetto a quello rettilineo, nonché preferito come luogo di incontro sociale. Una conferma ulteriore al fatto che le forme dell’ambiente di casa e in generale dell’ambiente dove viviamo hanno una importate influenza sulla percezione emotiva e il tipo di design d’arredamento può essere predittore del grado dello stato emotivo e sociale delle persone. Le forme curvilinee sono più piacevoli rispetto a quelle rettilinee, i partecipanti dell’esperimento preferiscono sostare in un ambiente pieno di forme curve rispetto ad uno composto di rette, per fare amicizia o rilassarsi leggendo o ascoltando musica (come le risposte aperte suggeriscono nei test).

La psicologia evoluzionistica fornisce una interpretazione interessante a questi risultati spiegando che le linee curve ricordano la percezione di protezione e di calore che si riceve da bambini soprattutto da mamme e nonne. Aggiungo che non è un caso di deformazione ottica che i principali pittori di soggetti religiosi nel Rinascimento raffigurassero i cadetti celestiali con testoni da brividi neurologici e corpi pompati come i palloncini. Le fattezze dei cuccioli richiamano condizioni di vulnerabilità e di esposizione indifesa, sono potenti fattori scatenanti comportamenti di accudimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vorrei sottolineare che quando si parla di artefatti ovvero di prodotti tecnologici non si può fare a meno di trascurare la centralità della cultura e della storia geografica delle persone. C’è un grosso filone di pensiero che guarda ad esempio all’Oriente come terra dei grandi orizzonti filosofici di stampo curvilineo (mi vengono i mente le curve di Budda…) contrapponendolo alla logica lineare del mondo tecnologico occidentale. Capisco che il discorso diventa troppo grosso e non voglio addentrarmici. Ecco, questa ricerca che vi ho fatto conoscere è uno studio preliminare da cui sarà importante a mio parere incrociare le diverse esperienze sperimentali prima di generalizzare con troppa fretta.

Però non voglio chiudere così, perché la storia che la retta sia fredda rispetto all’hardcore delle curve mi ha sempre insospettito. Vero, ci sono molti esempi che vanno in questa direzione, mi piace pensare al ruolo del design geometrico del cibo che compriamo al supermercato (neuromarketing). Arredamenti, prodotti biologici, manufatti artistici, immagini narrative tendono a curvarsi. Persino l’universo in espansione ce lo immaginiamo come un disco che si dilata. Mi viene in mente la bellissima immagine di Montanelli quando nella sua Storia racconta lo sbarco degli arabi nell’Italia del sud. Portavano nel loro bagaglio Avicenna e Averroè, cioè tutta la conoscenza orientale con scimitarre e punte delle scarpe arrotondate. Aggiungo, grazie pure al vento del Sahara che leviga ogni forma.

Il punto interessante per me tuttavia è anche il ruolo dell’osservatore. Quando il mio interlocutore ritiene che il cerchio o l’abbraccio siano fonte di protezione, di calore umano o di saggezza penso subito all’abbraccio dei pugili o a certe sequenze di The Wall. Quando osservo un sistema introduco la mia storia nonche` i miei significati personali, come ho vissuto e fin dove sono stato. Allora, sebbene le curve siano ritenute forme attrattive nel design della percezione umana, ciò non toglie che uno psicoterapeuta non può perdere di vista il confine non geometrico tra i propri contenuti e quelli del paziente. Non sempre le forme generose sono così pacifiche.

Dazkir, S., & Read, M. (2011). Furniture Forms and Their Influence on Our Emotional Responses Toward Interior Environments Environment and Behavior DOI: 10.1177/0013916511402063

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8 pensieri su “Questione di Curve

  1. Il discorso curve e culture mi sembra assolutamente da non sottovalutare, specialmente quando si parla di tradizione curvilinea orientale contro linearità dell’occidente. Ora che mi ci fai pensare, la forma dei templi indiani, giapponesi e arabi da una parte e quella delle chiese di tradizione gotica dall’altra induce a riflettere, specialmente alla luce di quanto poi discuti a riguardo della psicologia evoluzionistica… Se siamo programmati dall’evoluzione per preferire le forme tonde a quelle lineari, perchè noi occidentali costruiamo i grattacieli allora?

    Non è che la psicologia evoluzionistica ha toppato pure questa volta?

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    • Come ben sai, quando parliamo di homo sapiens, essere programmati non significa essere automatici traduttori genetici. Ci sono sistemi omeostatici e abilità cognitive/emotive che sono ereditate biologicamente e che operano in tempi filogenetici. In tempi storici c’è poi l’emergere della cultura legata alle nicchie ecologiche. Infine tutto ciò ha a che fare con l’ontogenesi, cioè con apprendimento e sviluppo. Cioè con la storia personale.
      Quindi, a mio parere, non è che la psicologia evoluzionistica ha “toppato”, piuttosto penso che sia utile non cadere nel tranello “genetico evoluzionistico” secondo cui siamo condizionati meccanicisticamente, in modo lineare, da un programma che esegue algoritmi genetici mediante catene di cause ed effetti perdendoci tutto il lato interattivo/costruttivistico tra uomo, cultura, ambiente. Accantonando insomma l’aspetto “dissipativo” degli esseri viventi.

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  2. “Come ben sai, quando parliamo di homo sapiens, essere programmati non significa essere automatici traduttori genetici. Ci sono sistemi omeostatici e abilità cognitive/emotive che sono ereditate biologicamente e che operano in tempi filogenetici.”

    Io sto ancora cercando di capire in che termini intere facoltá cognitive possano essere ereditate biologicamente. Fai conto, Wynn e Coolidge continuano a parlare del fatto che la Working Memory sia altamente ereditabile, ma ancora devo capire che cosa intendano esattamente e quali siano i parametri biologici che possono essere ereditati (sto cominciando a dubitare che ci sia di mezzo la genetica cognitiva, un´altra volta, e che ad essere ereditato sia l´intero modulo).
    Mi ricordo una citazione illuminante in proposito, ma non l´autore:

    “Noi non ereditiamo dai nostri antenati una mente, ma gli strumenti per costruirne una”.

    Credo induca a riflettere.

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    • Beh, che le facoltà cognitive siano ereditate non possiamo negarlo. (Non cadiamo nella tentazione neofrenologica di categorizzare a scatola chiusa le facoltà cognitive…). Poi c’è tutta una storia casuale e necessaria che più o meno orienta la loro espressione e continua variazione all’interno di un range conservativo.
      Non voglio entrare nel merito della wm perché non ne ho le competenze. Tuttavia posso dirti che l’aspetto evoluzionistico ha contribuito notevolmente a fornire descrizioni esplicative ai fenomeni (meta)mentali, emotivi, relazionali, rispetto ad altri modelli psicologici e psicopatologici con “imprecise” fondamenta empiriche (penso ai modelli psicodinamici).
      Voglio precisare che in ambito psicopatologico non è tanto il modulo cognitivo ad essere interessante (fino ad un certo punto) quanto il sistema motivazionale interpersonale che organizza la relazione e permette l’emergere dei processi metacognitivi, fondanti l’emergenza della coscienza di essere coscienti. (Giovanni Liotti, La dimensione interpersonale della coscienza).
      La frase che riporti, è una elegante sintesi di quanto discutiamo e osserviamo.

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  3. “Beh, che le facoltà cognitive siano ereditate non possiamo negarlo. (Non cadiamo nella tentazione neofrenologica di categorizzare a scatola chiusa le facoltà cognitive…). ”

    In realtá io pensavo il contrario, e cioé che un concetto di ereditarietá di moduli cognitivi fosse frenologico, mentre la loro costruzione non lo sia. Cioé, in sostanza, la domanda rimane sempre la stessa: che cosa succede quando “ereditiamo funzioni cognitive”? O, in altre parole, che cos´é che viene ereditato al fine di rendere la mia funzione cognitiva X piú o meno avanzata di quella di un altro? Parliamo di network neurali potenziati? Mumble Mumble Mumble….

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    • “In realtá io pensavo il contrario, e cioé che un concetto di ereditarietá di moduli cognitivi fosse frenologico, mentre la loro costruzione non lo sia.”

      Ecco io non la penso così, perché le funzioni cognitive sono processi interdipendenti e la cui descrizione è pragmaticamente operativa per studiarle, ma non per questo corrispondono punto a punto con una realtà oggettiva. Cioè, la memoria non ha un preciso modulo neurofisiologico (a monte, genetico) cui corrisponde specularmente.
      Probabilmente ciò succede a livelli di complessità relativa come ad esempio negli step iniziali del sistema visivo (pensa alla V1). Mentre nei processi più complessi in cui sono in ballo la produzione post biologica culturale, lo sviluppo individuale, le differenze storiche e geografiche di ciascun sistema, le cose insomma non seguono più un percorso lineare e modulare, quanto piuttosto interattivo, di rete, sistemico ed emergente. Ecco perché ad esempio prediligo un approccio costruttivistico in ambito psicopatologico, per quanto riguarda il mio lavoro. Insomma se ci sono dei moduli cognitivi questi lo sono sia per comodità descrittiva sia in linea con la costruzione “bricolage” della filogenesi, della storia culturale, dell’ontogenesi personale. Fermo restando che stiamo discutendo senza menzionare lo sfondo emotivo, relazionale, metacognitivo e comportamentale del sistema vivente umano.

      Le differenze tra gli individui a quanto ne sappiamo sono legate almeno alla variabile cosiddetta della selezione. Poi, lo stesso Darwin disse che questa è solo una delle probabili altre possibili candidate a spiegare la versatilità all’interno della stessa specie. Poi se ritorniamo al fatto, come ho spesso ribadito, che basta non considerare l’ereditarietà, la genetica, il dna, come un programma al computer, allora le cose diventano meno meccanicistiche e riduzionistiche. E qui ci incontriamo di nuovo…

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