Radioattività Psicologica

Quando ho letto la clamorosa storia di Anatoli Petrovich Bugorski sono rimasto sconcertato. Esattamente il 13 Luglio 1978 mentre lavorava all’istituto per le ricerche nucleari di Protvino, questo fisico nucleare è stato accidentalmente colpito da un fascio di particelle radioattive che penetrando posteriormente sul lato sinistro della nuca è fuoriuscito vicino al naso. Uscendone vivo, cioè un po’ malconcio dato che il fascio di protoni gli ha bruciato letteralmente lungo il passaggio l’interno della testa per i successivi due anni sino a paralizzargli la metà sinistra della faccia.

La storia diventa sempre più incredibile, infatti la metà della faccia colpita è rimasta “fissata nel tempo” come se sottoposta ad una cura di botox, mentre la parte destra ha continuato nel tempo ad invecchiare. Beninteso non finisce qui. Anatoli non ha avuto particolari sintomi neurologici almeno nei successivi 12 anni se non occasionali piccole crisi epilettiche (petit mal). Solo di recente sono diventate più diffuse (grand mal). In aggiunta, ha conseguito il dottorato e ha lavorato come ricercatore per molti anni.

Dopo aver letto che metà della faccia di Anatoli era rimasta paralizzata e refrattaria alle incursioni del tempo ho subito pensato ad una serie di importanti ricerche in psicologia dello sviluppo. Precisamente a quelle situazioni standardizzate di brevi episodi di separazione e riunione (Strange Situation) fra bambini di un anno e mezzo e genitori che hanno messo in evidenza specifici comportamenti messi in atto sia dal bimbo che dal genitore in caso di pericolo.

In queste situazioni caratterizzate dalla separazione sperimentale del genitore, nella ricongiunzione il bambino può mostrare sostanzialmente una strategia ben organizzata di richiesta d’aiuto oppure un comportamento disorganizzato. In quest’ultimo caso la sequenza di ricerca d’aiuto mostra una drammatica emergenza di comportamenti incoerenti e incompatibili tra loro. Ad esempio i bambini mostrano di cercare la vicinanza della madre quando non c’è e al contrario la evitano durante la riunione, oppure quando vedono la madre si dirigono verso di lei volgendo lo sguardo alla porta.

Strano assistere a bimbi che tendono ad avvicinarsi e nello stesso tempo ad allontanarsi con espressioni sul volto in cui coesistono espressioni alla Joker. Possono presentare sguardi fissi nel vuoto, movimenti rallentati, vocalizzazioni insolite come se fossero in stati alterati della coscienza. Cosa stanno vedendo? Di cosa hanno paura? Le ricerche ipotizzano che il genitore sia spaventante per il bimbo, cioè spaventato e che incute paura (frightened/frightening) allo stesso tempo.

Questo significa che il bimbo si rivolge al genitore nel momento del pericolo e lo trova impaurito e simultaneamente che spaventa, visioni che innescano nel piccolo una serie di richieste di aiuto contraddittorie, inconcludenti, provocando la bizzarra emersione di comportamenti ed espressioni mimiche e motorie paradossali.

Anatoli ha riferito che quando è stato colpito dalla radioattività ha visto un bagliore pari a mille soli. Questi bimbi ci fanno capire di aver visto strane nubi sul volto della figura di riferimento e, pur essendo deleterie come le nubi radioattive, non possono sottrarsi dall’andar loro incontro volgendo lo sguardo altrove per non rimanere dolorosamente abbagliati.

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2 pensieri su “Radioattività Psicologica

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