Note Ossessive

La relazione con un paziente ossessivo è particolarmente faticosa. Sai che uno dei concetti chiave è l’ambivalenza. L’ossessivo è costantemente alla ricerca di chiarimenti su questioni di ogni genere essendone profondamente indeciso. Giusto o ingiusto, sbagliato o corretto, male o bene, cattivo o buono. Categorie non prive di una certa forza concettuale.

Gli ossessivi sono estremamente analitici e maledettamente logici. Il loro è il mondo della logica pura. Come se hanno imparato a rivolgersi alle speculazioni, in cerca di ordine e di linearità, anziché dar credito al “rumore emotivo” che fa da sottofondo sgradevole nel rapporto con gli altri.

Un paziente ossessivo proviene da un contesto familiare caratterizzato da una ragnatela di significati irriducibili privi di contatto umano. In famiglia non c’è comunicazione né espressione che non sia verbale e dedotta da massimi principi. Ecco, genitori iperverbali che non possono permettersi la tenerezza o il calore affettivo.

Poi c’è la probabilità del doppio legame, situazione drammatica nella quale il paziente deve scegliere fra due (false) alternative in cui non è possibile non scegliere, ma qualsiasi sia la scelta è sbagliata. Sin da piccolo questo genere di comunicazione paradossale ha condizionato l’attenzione del bambino. Potrebbe fare come sente. Invece ha dovuto seguire la richiesta inviolabile dei genitori: fai come vuoi tu! Un ordine che può essere eseguito soltanto trasgredendolo.

L’ossessivo poi controlla, controlla tutto quanto è in suo potere. Ha imparato che non può permettersi di lasciar correre, perché la discrepanza tra “ciò che sente” e “ciò che ritiene sia giusto” può rivelarsi drammatica per la propria stabilità cognitiva. Domanda chiave da cui partire: cosa è successo emotivamente da indurre ad incrementare rituali e compulsioni pericolosamente a limite della sopportazione umana?

La punizione: l’ossessivo teme di poter essere giudicato responsabile di aver sbagliato, di aver commesso un errore, di non essere stato corretto nella condotta e nelle decisioni. Alla disperata ricerca di controllo con ruminazioni e rituali, laddove cerca di escludere l’attivazione emotiva perennemente bandita dalla famiglia, la conseguenza catastrofica è il castigo.

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