Un po' di tatto sul Sesso

ResearchBlogging.orgLe ricerche continuano a fornirci ulteriori conferme sulla natura metaforica dei concetti astratti. La metafora (dal greco μεταφορά, da metaphérō, «io trasporto, trasferire») è uno strumento curioso che permette di comprendere più a fondo un concetto con i termini di un altro. Esempio lampante è l’uso “metaforico” che faccio della metafora come “strumento”, la spiego attraverso l’immagine di un oggetto che adoperiamo per un’attività, un lavoro, per conseguire uno scopo. Se vogliamo essere più precisi, uno “strumento” lo visualizziamo con contorni ben definiti, lo ricolleghiamo a qualcosa di consistente, solido, che possiamo manipolare all’interno di una catena di azioni per raggiungere un obiettivo. La metafora in quanto “strumento” assume una proprietà tattile e meccanica che sollecita un feedback propriocettivo.

Questo discorso si riallaccia al filone di ricerche sull’embodiment, l’aspetto carnale dell’attività cognitiva umana. Ho già esposto in un post come il movimento può condizionare la rievocazione di certi ricordi emotivi, oppure in questo post argomento come spazio e tempo siano strettamente connessi con l’orientamento del corpo. Persino i giudizi sociali per quanto riguarda la morale sono legati ad esempio all’esperienza fisica della pulizia, oppure la temperatura del corpo può influenzare la temperatura delle relazioni sociali. Lo studio che espongo procura altri risultati che confermano come certi processi di pensiero siano fondati sulla percezione fisica e specificatamente sulla sensazione del tatto.

Michael Slepian dell’Interpersonal Perception and Communication Laboratory alla Tufts University partendo dall’ipotesi che la rappresentazione cognitiva dell’identità sessuale sia basata e simulata dall’attività sensomotoria, ha messo su un esperimento per verificare se la sensazione del tatto può influire sul giudizio dell’appartenenza di genere di fronte a volti umani artefatti difficilmente identificabili nella categoria sessuale corrispondente. A questo riguardo hannno creato 8 facce umane attraverso un programma al computer denominato FaceGen Modeler, collocabili a metà strada tra un maschio e una femmina e che presentavano a 71 studenti. I partecipanti mentre stringevano in mano una pallina morbida oppure una dura dovevano decidere se cliccare su “maschio” o “femmina”. L’esposizione dei volti era casuale e in tutto l’esperimento durava 2-3 minuti.

In un secondo esperimento venivano dati un paio di fogli spillati separati da una carta carbone e quando venivano mostrati gli stessi volti del primo esperimento con una penna dovevano tracciare un circolo su “maschio” o “femmina”. In una condizione veniva richiesto di decidere il sesso scrivendo senza premere troppo sui fogli per poter riutilizzare la carta carbone come giustificazione, in una seconda condizione si chiedeva di premere a fondo per poter avere due copie del test compilato. Naturalmente ai soggetti non veniva detto quale fosse l’ipotesi della ricerca.

Risultati: i soggetti decidono se il volto sia di un maschio con più frequenza quando impugnano una pallina dura come pure nel secondo esperimento scrivere con molta pressione sulla carta porta a risolversi per il sesso maschile rispetto a quando si scrive con delicatezza. Entrambi gli esperimenti hanno confermato quanto sia influente il feedback sensoriale in relazione alla “durezza” e “delicatezza” del tocco nell’identificare le categorie di genere. Secondo gli autori dello studio queste esperienze sensoriali sono essenzializzate (essentialized), cioè certe categorie sociali sono percepite come se avessero delle proprietà profonde, nascoste e non facilmente disponibili al cambiamento perché radicate nella percezione corporea che determinano l’appartenenza dell’individuo in un gruppo. Il genere è la categoria umana più radicata nel corpo e secondo numerose ricerche la proprietà tattile chiave per distinguere un maschio da una femmina è la “tenerezza” (tenderness).

Ho due appunti su questa ricerca, il primo riguarda il fatto che nell’articolo non spiegano bene come procedono nella somministrazione dello stimolo e della variabile indipendente, cioè ad esempio se prima danno una pallina dura a tutti i partecipanti e dopo fanno nuovamente rivedere i volti con una pallina morbida. Oppure  quando decidono il sesso scrivendo sui fogli, non si capisce quale sia la procedura delle istruzioni. E poi non viene menzionato il gruppo di controllo ovvero hanno effettuato il test ad un altro gruppo di partecipanti senza somministrare la variabile indipendente? Comunque ritornando nella sostanza della ricerca, i risultati sono interessanti e danno supporto alla concezione dei giudizi sociali come derivanti dalle particolari condizioni fisiche interattive nelle relazioni tra corpi, ridimensionando la concezione robotica del corpo come puro veicolo dell’attività razionale (leggi senza emozioni) del pensiero. Pensiero e corpo sono sensazioni della stessa faccia.

Slepian, M., Weisbuch, M., Rule, N., & Ambady, N. (2010). Tough and Tender: Embodied Categorization of Gender Psychological Science, 22 (1), 26-28 DOI: 10.1177/0956797610390388

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