La Psicologia dà i Numeri

L’ottimo Rangle segnala un libro che non dubito sia affascinante per chi ama addentrarsi nei misteri storici della matematica, quando sfiorava esiti speculativi che oggi forse saranno soltanto scandalosi se non incomprensibili. Fra Luca Bartolomeo Pacioli è stato uno studioso colto di fine Quattrocento, uno di quei tipici scienziati mentali poliedrici che non facevano a meno di occuparsi di ogni aspetto del sapere di quei tempi. Tempi magnifici se pensiamo che vivere tra Milano, Firenze, Venezia, significava essere a contatto con la cultura europea (che trainavamo diversamente da oggi), con il platonismo bizantino, con l’oriente dei mercanti veneziani che stupivano il mondo col loro ducato sino a inventarsi rotte indiane e cinesi. Ecco un Ritratto di Luca Pacioli.

La scoperta di questo libro a proposito di numeri mi ha fatto venire in mente senza alcuna coerenza il caso di Solomon Shereshevskii, un russo nato nel 1886 in una famiglia ebrea. Questo signore rimane ad oggi il caso neuropsicologico più stupefacente della storia (almeno nella letteratura scientifica) per le capacità senza limiti della sua memoria. Pensate era in grado di ricordare sequenze casuali di 70 numeri persino dopo anni dal test di memoria, poteva ricordare pagine e pagine di intere enciclopedie come pure formule matematiche di una complessità estrema. Nondimeno l’aspetto che più mi piace ricordare è la sua straordinaria capacità sinestesica.

La sinestesia è un processo neuropsicologico molto interessante che indica quel processo in cui l’informazione che riceviamo tramite una modalità sensoriale suscita sensazioni di un altri sensi, cioè una stimolazione (uditiva, visiva, tattile, sonora, olfattiva) innesca la percezione di eventi sensoriali diversi e concomitanti. Le lettere possono evocare dei colori, i movimenti dei suoni, i numeri delle sensazioni tattili. Richard Feynman quando osservava una equazione diceva di vedere le lettere colorate. Shereshevskii presentava una sinestesia curiosa specialmente con i numeri (si ritiene che avesse sei tipi di sinestesie): il numero 1 è una persona orgogliosa, un self made man, il 2 è una donna molto spirituale, il 3 una persona tetra, il 6 un uomo con un piede gonfio, il 7 un uomo con i mustacchi (di fine Ottocento?), l’8 una donna grassa e via discorrendo. Sospetto che Pitagora con la sua predilezione mistica dei numeri magari proiettava in essi (1 principio unico, 2 principio femminile, 3 il maschio, 4 la giustizia…) una versatilità sinestesica di natura neuropsicologica.

Il nostro uomo russo di memoria stratosferica fu “studiato” da Alexander Luria, uno dei padri fondatori della neuropsicologia e insieme a Viygotskij e a Pavlov rappresenta la psicologia sovietica che noi psicologi abbiamo studiato ai primi anni universitari con conturbante estraneità. Dovete sapere che la psicologia sovietica sui libri universitari ha avuto l’effetto (almeno per me) di una esotica esperienza di studio. Insomma anche la scienza psicologica proveniente dall’altra parte della “cortina di ferro” era connotata dall’ispirazione del “socialismo reale”, che secondo l’ispirazione dottrinale avrebbe dovuto partecipare alla palingenesi rivoluzionaria innescata dalla rivoluzione bolscevica.

Luria (sopra potete vederne un ritratto) è stato uno scienziato straordinario. Ha studiato nella scuola di Lenin, ha avuto tra i suoi pazienti la nipote di Dostoevskij, ha studiato la follia della Seconda Guerra Mondiale direttamente nei soldati sovietici che tornavano dal fronte cerebrolesi. Soprattutto ha fornito una concettualizzazione avanzata delle funzioni cognitive superiori. Ha contribuito al dibattito sulla natura epistemologica della psicologia sui criteri di studio della mente dell’uomo tra il metodo nomotetico e quello ideografico. Nel primo caso si aderisce alla concezione della scienza classica di rilevare le leggi universali della mente comuni a tutti gli individui. Nel secondo caso la ricerca dello scienziato di psicologia si concentra sulla specificità della vita psichica del singolo individuo.

Questo dibattito ha attraversato la storia della psicologia al punto da generare iconografie teoriche sulla psicologia da far girare la testa. Dal canto mio, me ne tengo alla larga perché rischierei di consegnarvi l’immagine di uno scettico imperdonabile, pronto a dare ascolto anche alle più inverosimili storie della psicologia. Conviene soltanto chiudere con un suggerimento di lettura sulla matematica, più “carnale” rispetto al libro sulla matematica del Quattrocento, che riguarda un libro di George Lakoff che presenta una prospettiva ineffabile su quanto la matematica sia incarnata (embodied) nel corpo umano, ancorché a mio modo di vedere avvisi il lettore che quanto più ci sforziamo di stabilire l’oggettiva verità della nostra ricerca tanto meno ci accorgiamo di essere sempre allo stesso punto: in un mondo possibile costruito personalmente per rendere “vero” quanto affermiamo.

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7 pensieri su “La Psicologia dà i Numeri

    • Luria è un ricordo dei miei studi cui mi piace tornare perché nella storia della psicologia ci sono storie più sensate di molti psicologi disincarnati di oggi (dannati cognitivisti!)…
      Comunque le mie preferenze sono giudiziosamente provvisorie. Grazie per i complimenti ricambiati (e questo è meno provvisorio!).

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  1. Grazie a Dio hai finalmente cambiato piattaforma, il che rende il tuo blog estremamente piú accessibile adesso. Appena posso aggiorno il tuo link.

    Veniamo al Post. Hai toccato vari tasti e tutti mi interessano, da Lurija alla matematica, all´embodiment, ecc…. Alcuni commenti sparsi:

    L´uomo che non dimenticava mai nulla: io credo sia un caso molto interessante non solo per i lati positivi che la sua caratteristica gli consentiva di avere, ma anche per quelli negativi, che di fatto equilibravano il vantaggio, spiegandoci perché la maggior parte di noi tende ad avere una memoria ordinaria. Il punto, se non ricordo male, é che il paziente di Lurija non riusciva purtroppo a rimuovere nemmeno le cose spiacevoli dalla mente, che ritornavano continuamente ad ossessionarlo, motivo che ci spiega perché il nostro sistema neurocognitivo si é evoluto in modo da non permetterci di registrare l´intera realtá che viviamo permanentemente.

    Matematica: é da qualche tempo che sto seguendo i processi di associazione della numerositá con i simboli numerici e la loro mappatura neurale (Solco Intra-Parietale, in particolare). Purtroppo fino ad ora é l´unico tipo di associazione simbolo concetto che sono riuscito a trovare in letteratura, se si esclude il linguaggio. Sai qualcosa a riguardo?

    Embodiment: posto che l´Embodiment é fondamentalmente una delle basi teoriche della neuroantropologia di cui ci facciamo portabandiera, io credo che la psicologia mainstream abbia un pochino tarpato le ali a questo approccio, che a mio parere é piú esplicativo del radicalismo cognitivista… Non so te, ma io non avevo mai sentito parlare di Embodiment fino alla fine della Laurea Specialistica in Neurobiologia, dove l´ho scoperto da solo. Tu, proveniente immagino da altri lidi, come stai messo in proposito?

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    • @ Il punto, se non ricordo male, é che il paziente di Lurija non riusciva purtroppo a rimuovere nemmeno le cose spiacevoli dalla mente…

      Considera che la sua capacità di immagazzinamento e di riproduzione delle informaizioni in memoria aveva una dinamica quasi autistica, senza far uso di concetti e regole semantiche mediate dal linguaggio. Riguardo poi alle informazioni spiacevoli c’è da dire che apriremmo un discorso molto complicato, perché come ben sai i collegamenti tra memoria semantica (bagaglio conoscitivo verbalizzabile) e memoria emotiva (lasciami usare questo etichettamento) sono interdipendenti piuttosto che univoche. Quasi a richiamare l’idea modulare del sistema nervoso. Infatti il caso di Luria autisticamente non aveva problemi emotivi, quanto piuttosto di “estraneità” sulla natura emotiva delle sue performance mnestiche. A conti fatti, sarebbe stato interessante sapere come se la cavasse nella risoluzione dei problemi quotidiani, nella pianificazione, nel decidere come scegliere una strategia piuttosto che un’altra (i marcatori somatici di Damasio, ricordi?).

      @Matematica: é da qualche tempo che sto seguendo i processi di associazione della numerositá con i simboli numerici e la loro mappatura neurale.

      Questa è stregoneria frenologica! Scherzo, no purtroppo è un campo che ho sfiorato ai tempi universitari ma ad oggi non ho risorse di questo tipo perché non ho più avuto modo di occuparmene.

      @Embodiment.

      Tasto dolente. In psicologia (italiana) come hai osservato trovi poco. Io l’ho scoperto di recente tramite Lakoff e Dennett e pochissimi altri autori. Personalmente me ne occupo un po’ quando il lavoro me lo permette ma in psicopatologia al momento credo che non ci sia molto spazio per questo filone al limite tra neuroscienza, linguaggio, filosofia e psicologia cognitiva ( e neuroantropologia cognitiva!). Credo che non sia errato collocarlo all’interno del filone costruttivista e delle riflessioni epistemologiche di Varela e Maturana. Ma ti ripeto è un argomento che devo ancora approfondire e su cui stimo di scriverci parecchio.

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  2. Caro amico, davvero interessante l’articolo sulla memoria, i numeri e la formidabile capacità di ricordare.
    Mi hai fatto riaffiorare (e non è un caso) un documentario sulla straordinaria memoria di alcuni soggetti affetti da sindrome di Asperger e i cosiddetti idioti sapienti caratterizzati da una sorta di autismo (perdona la mia profanazione terminologica), i quali riescono a “impressionare” praticamente tutto ciò che osservano e ascoltano e poi riprodurlo con una precisione a dir poco infallibile.

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    • Grazie per il contributo, conosco i documentari cui ti riferisci e sono impressionanti per la storia neuropsicologica ed esistenziale di questi portenti (oltre)umani. Malgrado la loro sconfortante condizione globale offrono a tutti noi elementi di stupore e curiosità che difficilmente possono essere superati.

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