La Nascita della Psicologia come Scienza

La psicologia è una scienza? Se abbiamo in mente la concezione scientifica che prevede il metodo sperimentale, allora la psicologia è scienza. Infatti sin dagli inizi, nel primo laboratorio di psicologia di Lipsia fondato da Wilhelm Wundt  nel 1879, fu messa in atto la rivoluzione “scientifica” della psicologia staccandola radicalmente dalla impronta razionale filosofica che sino ad allora tradizionalmente contrassegnava l’indagine della mente in Europa. Per Wundt il metodo sperimentale e l’osservazione costituivano i criteri essenziali per rendere la psicologia una scienza valida.

“Il metodo si basava sull’intervento volontario dell’osservatore che manipolava e controllava i processi psichici in esame. L’osservazione era invece adeguata per lo studio dei prodotti dello spirito (il linguaggio, le rappresentazioni mitologiche, i costumi, secondo l’esempio stesso di Wundt), che non possono essere manipolati a volontà dal ricercatore” Mecacci, Storia della psicologia del Novecento

I prodotti dello spirito erano studiati dalla psicologia sociale, mentre i processi psichici (percezione, sensazione, memoria) erano affrontati dal metodo sperimentale fondando “la psicologia individuale”.
Nella sfera individuale non era possibile applicare il metodo dell’osservazione perché “l’intenzione stessa dell’osservare”, scriveva Wundt, “altera sostanzialmente il principio e il decorso del processo psichico”. Il metodo sperimentale avrebbe consentito alla psicologia l’oggettività propria delle scienze naturali, nelle quali è notevolmente ridotto l’effetto perturbatore del soggetto che indaga sull’oggetto indagato.

 

Wilhelm Wundt (1832-1920)

In che modo allora analizzare i processi psichici? All’interno di un esperimento psicologico, questi potevano essere manipolati tenendo sotto controllo tutte le condizioni affinché le procedure e i risultati si potessero riprodurre e condividere nella comunità scientifica. Gli Elemente der Psychophysik (Elementi di Psicofisica, 1860) di Gustav Theodor Fechner (1801-87) fu l’opera sistematica che avrebbe delineato questo ambizioso progetto.

“Si variava l’intensità dello stimolo e si registravano le sensazioni del soggetto stesso in base al suo processo di introspezione. Attraverso l’introspezione sperimentale si sarebbe dovuto seguire il corso del percepire (“percezione interna”) degli eventi esterni, senza l’influenza di fattori soggettivi e di immagini derivate dalla memoria.” Mecacci, Storia della Psicologia del Novecento (1992)

Quindi sin dagli inizi la psicofisica e la fisiologia (Wundt fu assistente del fisiologo Hermann von Helmholtz) rappresentarono lo sfondo metodologico e paradigmatico alla neonata psicologia scientifica di stampo tedesco. Per Wundt la ricerca in psicologia per essere scientifica deve adottare il metodo sperimentale e l’osservazione, occupandosi dei fenomeni mentali quali la sensazione, la percezione, la memoria, il linguaggio ed escludendo la volontà, i pensieri, le emozioni. Gli stessi racconti introspettivi dei soggetti dovevano essere “puliti” e “addestrati” dallo sperimentatore affinché fornissero dati quantificabili sulle caratteristiche fisiche degli stimoli e delle elaborazioni mentali.

I primi laboratori europei e del nord America fondarono la propria ricerca sul metodo sperimentale all’interno di specifiche aree di ricerca, indicando stimoli e parametri manipolabili (ad esempio numero di sillabe da memorizzare, intensità dello stimolo) per verificarne gli effetti sul processo indagato, ricorrendo a misure oggettive quali i tempi di reazione o i resoconti soggettivi disciplinati dalla introspezione controllata dei soggetti.
Questi sono gli eventi a cavallo tra Ottocento e Novecento, la prima psicologia come disciplina scientifica radicata nel clima positivistico di quei tempi, che subito scatena uno stimolante dibattito tra diverse anime che tentano di stabilirne le aeree di interesse scientifico, gli strumenti di ricerca, le metodologie, le possibilità di previsione e generalizzazione, in altre parole il paradigma entro il quale fondare una disciplina scientifica alla pari delle scienze naturali.

Da tempo mi ero promesso di ricordare il padre fondatore del primo laboratorio di psicologia, Wilhelm Wundt, che scrisse oltre cinquantamila pagine tra libri e articoli e nacque vicino Mannheim. Non so perchè ma quasi non mi sorprende che sia la Germania la progenitrice della psicologia in quanto scienza (di allora), forse per la mia educazione sentimentale circondata da elettrodomestici tedeschi. Ma, sospetto, che l’anima filosofica tedesca non poteva che sfociare in questa faustiana ricerca con ordine e metodo nella psicologia robotica di fine Ottocento.

Nei prossimi post mi soffermerò su alcuni punti cruciali cui subito devono fare i conti i ricercatori di psicologia, cioè il problema dell’introspezione, la scelta dei campi di indagine, la generalizzazione e, soprattutto, il problema delle differenze individuali e della soggettività. Questi ultimi elementi scottanti furono presto disinnescati dalla introduzione della statistica, perfezionata dallo statistico inglese Karl Pearson e da Charles Spearman (gli studenti di psicologia del primo anno sanno di cosa sto parlando!).

Conta sapere che la nuova psicologia parte da laboratori, con procedure standardizzate e strumenti controllati, riviste che si stampano in Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Stati Uniti, Russia. Lo scopo è lo studio dei processi mentali nella loro struttura e nel loro funzionamento comuni in tutti gli esseri umani, mentre le differenze individuali sarebbero stati interpretati come “errori statistici” che si disperdono intorno ad un valore medio all’apice della campana standardizzata di Gauss, visualizzando didatticamente la prestazione tipica di un processo mentale umano.

 

Condizioni sperimentali rigorose, la metafora della mente come un prodotto meccanico (è il periodo del trionfo newtoniano e del positivismo) da smontare, etichettare ed analizzare modulo per modulo. Manipolando tutte le variabili che interessano in condizioni sperimentali riproducibili, all’interno di un paradigma matematico e statistico che consenta la generalizzazione a tutti gli esseri umani.

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7 pensieri su “La Nascita della Psicologia come Scienza

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  4. La psicologia non è una scienza che segue il metodo Galileiano/Newtoniano,dunque è da escludersi dalle scienze esatte.Sarà dimostratà la prova incontrovertibile con l’ausilio del “Paradosso del Mentitore”.E con un esempio empirico inconfutabile accostato alla medicina.

    Psicologia:

    Si prenda una patologia depressiva di un soggetto.

    Il sogetto X va dallo psicologo simulando una patologia che non ha ,in questo caso una depressione.Lo psicologo ascoltando il paziente e analizzandolo,decreterà una patologia depressiva.Ecco che sarà stata eseguita una falsa diagnosi,in quanto il soggetto X ha mentito.

    E in una Vera scienza cosa succede:

    Poniamo che un individuo X simuli un danno da trauma come per esempio una frattura a un braccio.L’individuo X va dal medico è mente,affermando di avere un trauma che non ha.Alla prima radiografia il medico affermerà “Lei non ha nessuna frattura lei mente”.

    Ecco che la psicologia per prova scientifica esce completamente distrutta e falsificata,mentre la medicina che si avvale di strumenti come la chimica,la bologia,la fisica ecc ecc esce tranquillamente intatta.

    Dunque affermazioni tipo “la psicologia in quanto scienza”,è un’epiteto incongruente e fallace poichè allo stato dei fatti non passa nessuna prova.Anzi si autodichiara palesemente una scienza,ma non lo è.

    L’argomentazione qui espressa è una riadattazione non solo del metodo scientifico ma anche dei principali critici verso questa disciplina,tra i quali Wittgenstein o Poper.

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