Cibo e TV

ResearchBlogging.orgL’alimentazione è uno dei comportamenti più interessanti da studiare nell’essere umano. Estremamente complesso, già sin dalla nascita presenta delle peculiarità insospettabili. Quando nasciamo infatti non abbiamo i denti. Un fatto che mette a disagio il senso comune che vede nell’alimentazione uno degli istinti primari che l’uomo non può “trascurare”. Potenti circuiti neuropsicologici regolano la fame e la sazietà. Ma anche convenzioni sociali, culturali, geografiche e storiche hanno il loro peso.

In una ricerca Dolly Mittal e il suo team ha condotto un esperimento per testare l’influenza della tv quando si mangia su un campione di 32 donne, non in dieta e con un peso normale. Metà del campione mangiava snack di vario genere (cioccolate, croccanti, succo d’arancia) mentre guardava la tv, mentre l’altra metà consumava la stessa quantità di cibo senza guardare la tv. Un’ora dopo veniva loro presentato un pasto di panini, cracker, biscotti. L’ipotesi prevedeva che le donne che avevano visto precedentemente la tv avrebbero mangiato di più rispetto a chi non avesse mangiato davanti alla televisione perchè non ricordavano quanto avessero mangiato. Nel test è stato provato che chi mangia davanti la tv non ricorda con precisione quanto ha mangiato, confermando l’ipotesi che guardare la tv mentre si mangia ha un effetto negativo sulla memoria con la conseguenza di mangiare di più al pasto successivo. In uno studio successivo molto simile (un follow-up) inoltre è stato indagato quanto fosse decisiva la qualità dei programmi visti e i risultati sono stati negativi: un programma più intellettuale non è meno “dannoso” per la nostra memoria rispetto ad uno meno qualificato.

Le domande sono molte in questo genere di studi, come pure le perplessità. Già a prima vista potremmo dire che il campione usato è esiguo e soltanto femminile! Poi potremmo essere ancora più esigenti e chiedere cosa si intenda con influenza negativa sulla memoria: cioè quali meccanismi di memoria (l’immagazzinamento, il mantenimento, il richiamo ect.) siano coinvolti mentre si guarda la tv, quanto sia coinvolta la memoria e quanto altri processi cognitivi. Poi: siamo sicuri che non sia la qualità del cibo impiegato? Magari una lasagna o una parmigiana ha un effetto riparatore sull’influenza negativa della televisione… cioè forse è il cibo stesso ad avere una diretta influenza sulla qualità globale della memoria e del ricordo, capovolgendo l’intero assunto di partenza.

D’accordo, sono lavori di ricerca da replicare e approfondire, ma sono importanti. Mangiare davanti la tv implica una serie di eventi che simultaneamente ci conducono spesso ad avanzare pretese esotiche rispetto alla modalità in cui mangiamo. Spesso nemmeno guardiamo ciò che mangiamo, al massimo lo gustiamo e in rari casi (ahimè) lo odoriamo. Quanti sensi vengono “tralasciati” durante il pasto! Aumentiamo la frequenza masticatoria, consumatoria e alla fine ci ritroviamo con la pancia piena con il sospetto di aver mangiato troppo o non troppo bene. Spesse volte infatti la velocità di consumazione è troppo rapida rispetto ai segnali di riempimento che lo stomaco invia al cervello. Magari avremmo dovuto fermarci prima ma eravamo intenti a seguire il palinsesto catodico: così il cervello rimane in ritardo rispetto alla rapidità con cui mangiamo.

Sono aspetti ripeto di un comportamento molto complesso qual è l’alimentazione. Il cibo ricorre frequentemente nei colloqui di uno psicoterapeuta, non solo nelle pubblicità o nei pasti luculliani delle feste. La apparente esaustiva funzione primaria del cibo improvvisamente nei disturbi del comportamento alimentare (DCA) viene relegata in secondo piano per ripresentarsi nella veste di importante funzione omeostatica all’interno di un sistema familiare frequentemente coinvolto nel termostato anoressico/bulimico del paziente. Ragazze o ragazzi che si presentano in gravi condizioni fisiche, perché pesano 35 o 40 chili mentre i genitori sono arrabbiati o angosciati per la “pazzia” a cui sono sottoposti. Il cibo diventa un tema insormontabile, espresso violentemente dalle condizione fisiche della paziente, per cui a lungo andare organizza una intera storia familiare intorno ad un banchetto mai consumato di emozioni impossibili da esprimere.
Sembra un film, ma la realtà in questi casi supera la finzione.

Mittal, D., Stevenson, R., Oaten, M., & Miller, L. (2010). Snacking while watching TV impairs food recall and promotes food intake on a later TV free test meal Applied Cognitive Psychology DOI: 10.1002/acp.1760

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3 pensieri su “Cibo e TV

  1. Non è facile perché ogni situazione familiare è un esempio unico in termini propriamente epistemologici. Tuttavia posso dirti che il rapproto tra paziente con disturbo alimentare e genitore privilegiato spesso è organizzato su uno sfondo emotivo oscillante tra rabbia e paura. La reciprocità ad esempio tra madre e figlia spesso si presenta con punte alte di rabbia (spesso è tutta la famiglia, coinvolte pure le generazioni dei nonni e sopratutto delle nonne!), il genitore insistendo perché la figlia mangi e contemporaneamente il rifiuto con diverse giustificazioni da parte della figlia, atteggiamento molto aggressivo che esaspera ancora di più i genitori. Una regola circolare che automantiene il problema (familiare). Non voglio farla lunga, sappi che se vai ad indagare le polarità emotive espresse da entrambi madre e figlia ti accorgi che ad esempio la figlia osserva (quasi…) nel volto della madre prima della rabbia, la paura. Una madre che è spaventata e spaventa. Cioè ha paura di qualcosa e si arrabbia nello stesso tempo. Il modo di poter stabilizzare questa oscillazione ritmica e ambigua è quella di prendere il controllo della rabbia/paura della madre facendola arrabbiare, cioè con il comportamento di non mangiare più. Però mi devo fermare perchè il discorso diventa troppo complicato a meno che hai bisogno di spiegazioni più specifiche. Lo stesso discorso lo puoi fare analogamente con il padre. Oppure spesso il padre ha un ruolo preciso nel determinare uno scompenso quando il paziente si accorge che il papà non corrisponde alla immagine perfetta che si era fatta di lui, provando una forte delusione e un vero e proprio terremoto del senso di sè, destabilizzandosi ect ect.La terapia può intervenire su un doppio setting, familiare e individuale. Prima familiare possibilmente.

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