Intervista a Damasio

In questa intervista Antonio Damasio afferma che le emozioni sono la stessa cosa del Sè (self), con lo scopo di  regolare la vita. Poi afferma: “abbiamo sviluppato una mente con l’obiettivo di avere (to get) la migliore immagine del mondo che si riveli utile per la sopravvivenza”.
Questo è a mio parere un passaggio interessante, perchè molto spesso c’è un po’ di confusione nel concepire la relazione tra la realtà esterna a noi stessi e la rappresentazione che ci formiamo su di essa. I nostri sensi e soprattutto il sistema visivo si prestano a consolidare la credenza che la rappresentazione della realtà sia di tipo fotografico. Ci facciamo una immagine che rispecchi quanto più possibile punto a punto il mondo, per cui la nostra conoscenza del mondo ha una natura fotografica. Ne deriva allora che quanto meno questa fotografia concorda con la realtà tanto meno ci adattiamo, ricavandone degli esiti problematici. Questo tipo di rapporto tra rappresentazione e realtà esterna è descritto con il termine “concordanza” o “omomorfismo” e trova l’equivalente inglese nel termine match. Cerchiamo di far corrispondere la nostra conoscenza con la realtà e se volessimo declinare il discorso in linguaggio psicologico per un cognitivista: minore è la corrispondenza tra la rappresentazione dell’uomo con la realtà tanto più probabile è il rischio di incorrere in disagi psichici.  

D’altra parte, se adoperassimo un approccio alternativo, in termini costruttivisti potremmo rifarci al verbo inglese fit, in cui la relazione tra conoscenza e mondo non è più collocabile in termini di corrispondenza ma di adattamento. In questo caso viene richiamata l’idea evolutiva di adattamento funzionale della conoscenza con il mondo. Questo approccio si differenzia dalla concezione fotografica della conoscenza, perché mette l’accento sulla sottile interazione esistente tra l’uomo come osservatore e ciò che decide di osservare, inserendo la mente all’interno del processo evolutivo e definendo le priorità funzionali della conoscenza che ci costruiamo del mondo. In poche parole ci formiamo delle idee sul mondo che andiamo a verificare sul banco della natura e se funzionano allora sono adatte e reali non da un punto di vista oggettivo e assoluto, ma dal punto di vista della mente che produce congetture e previsioni.
La mente va a cercare  falsificazioni delle proprie teorie per prenderne le misure, atte a preservare la sopravvivenza fisica e mentale. Faccio un esempio: se paragoniamo la conoscenza ad una chiave che apre una serratura non possiamo affermare che la chiave sia adatta in termini assoluti e oggettivi. Possiamo soltanto sostenere che funziona. Possiamo farci delle idee su come possa essere la serratura ma escludendo una qualsiasi presunzione di aver accesso ad una realtà oggettiva (la serratura). Non a caso uno scassinatore potrebbe subito mostrarci come aprire la stessa serratura con un altra chiave.

Infine ritornando all’intervista di Damasio, mi ha colpito questa frase: “il self è una sorta di passaporto nell’interesse dell’organismo”. Il sè è intriso di emozioni. Ma soprattutto non è utile sostenere che le emozioni siano “irrazionali”. Alle volte si pensa alle emozioni come se fossero sempre sul punto dell’eccesso. Oppure le emozioni “disturbano” l’equilibrio psicofisico come se non vadano molto d’accordo con la vita e le subissimo ingiustamente. In realtà avere paura o provare piacere ci aiuta a capire dove siamo, chi siamo.
Ci sono emozioni generate ai livelli inferiori del cervello ( il brainstem) che ti dicono una verità realmente semplice: “io sono vivo, c’è un corpo qui”. Il primo passo verso il self, che sarebbe il dietro le quinte evolutive della coscienza, in cui l’oggetto è lo stesso organismo.  Poi avere un sentimento che sei un corpo e che sei vivo è il secondo passo. Il sentimento del corpo che sta cambiando nella interazione con un oggetto, cioè: io sento, quindi sono.

Il senso comune ci suggerisce che la ragione sembra qualcosa di diverso o di meglio rispetto alle emozioni. Ma le emozioni hanno le loro ragioni e l’evoluzione ci da una mano a capirle rendendo meno problematiche le domande: perchè la paura, perché la rabbia?

Le lesioni al cervello che danneggiano il ragionamento emotivo delle persone hanno messo in evidenza le gravi conseguenze che derivano quando dobbiamo prendere le decisioni. Perchè quando prendi una decisione, ti darà una mano l’esperienza che hai appreso emotivamente. Damasio ha coniato il concetto di  marcatori somatici, che sarebbero i dispositivi neuronali che guidano emotivamente i processi avanzati delle nostre attività superiori, come il ragionamento e il prendere delle decisioni.
Ti formi una ragione per risolvere il problema in modo più veloce ed efficiente e l’emozione ti aiuta razionalmente.
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