Esperimenti e Dissociazioni

Il guaio in ogni esperimento sul funzionamento dell’organismo umano è spesso di natura economica ed etica. Portare avanti un progetto di ricerca su come funziona un processo neuropsicologico ad esempio e quale terapia adottare eventualmente nella cura di un danno implica un notevole impegno di risorse umane ed economiche. Poi c’è il problema etico. Investigare le funzioni del corpo significa pure entrare dentro il corpo, prelevare, tagliare, amputare, dissezionare, iniettare, inoculare, inondare di onde elettromangetiche o radioattive, insomma mettere a rischio la salute della persona. Il rimedio principale a questo problema consiste nel rivolgersi a quei pazienti neurologici che presentano per diversi motivi particolari esperimenti all’interno del loro organismo, causati da fattori posteriori alla nascita come traumi o agenti tossici, oppure precedenti come problemi di gravidanza o elementi genetici infausti. Si lavora quindi su pazienti che presentano in negativo tutte quelle deviazioni rispetto a quanto si conosce che illuminino sinistramente uno scenario della conoscenza cinicamente utile per la medicina futura.

 

Ho scoperto stimolanti esempi di scienziati che disinvoltamente aggirarono le regole sociali mettendole in discussione o forse andandone alla ricerca, volgendo i loro arnesi di ricerca verso se stessi sani e in salute.
Il Dr. Head con il suo collaboratore WHR Rivers pubblicarono nel 1908 un articolo strano intitolato A Human Experiment in Nerve Division. In questo articolo riportarono un esperimento molto particolare nel quale si studiava i processi di guarigione della percezione somatoestesica dopo un danno a un nervo periferico. Accertato nella letteratura medica il recupero della percezione sensoriale dopo che un nervo sia stato danneggiato, si sapeva ben poco di cosa accadeva in dettaglio nella guarigione.
Questo dottore in sostanza non potendo permettersi di sezionare persone in salute per studiarne la ricostruzione nel tempo dei loro nervi, intervenne su se stesso tagliando alcuni nervi della mano e del suo braccio sinistro!  Giorno dopo giorno, zona dopo zona anatomica, condusse queste indagini per afferrare i meccanismi di ricostruzione sensoriale dopo il taglio dei nervi relativi. Ottantasei giorni dopo la percezione del dolore era tornata in quasi tutta la regione. Nella figura qui sotto potete osservare le zone dove perdette la sensazione dopo l’intervento chirurgico.

 

L’esperimento è il cuore della ricerca da quando fu formalmente introdotto nel cuore della ricerca scientifica da Galileo a cui non poterono sottrarsi tutti i ricercatori empirici successivi. Curiosa l’etimologia di esperimento: ex, da, sperire, ricercare, tentare, provare, e mentum che indica il mezzo o l’atto. Provare da, quindi spostarsi da dove siamo e avviarci con strumenti speciali verso qualcosa che non conosciamo ma abbiamo immaginato o dedotto da ipotesi, immagini, congetture. Questo è il modo con cui affrontiamo gli oggetti esterni, il mondo naturale rispetto alle persone. La scienza in genere ci aiuta a conoscere il mondo come è organizzato per assumerne il controllo, che trova massima espressione nel potere sugli eventi, accanitamente perseguito in nome di una teleologia con risvolti casuali e superstiziosi.

I casi un po’ matti dei ricercatori nella storia della scienza non sono pochi. Ci imbattiamo squisitamente nelle stravaganze comportamentali e nella prosaica impudicità di caratteri poco avvezzi alla civiltà del buon costume e della buona creanza: sappiamo che Einstein fosse leggermente autistico o che Hoffman provò l’acido lisergico su se stesso e andasse a farsi un giro in bicicletta strippato. Freud d’altra parte fece uso di cocaina per un periodo prolungato, entusiasta delle proprietà psicofarmacologiche, sino a doverne interrompere l’uso per non danneggiare la sua salute mentale e quella dei suoi clienti, mentre Barry Marshall per dimostrare che l’ulcera peptidica non fosse causata dallo stress o da fattori comportamentali ma che avesse un’origine batterica, ingurgitò una pozione di Helicobacter pylori, batterio protagonista dell’insorgere dell’ulcera per dimostrare la sua ipotesi antagonista con il paradigma del suo tempo.

Non furono solo gli scienziati della natura ad operare interventi su se stesssi per dimostrare le loro ipotesi o le loro strampalate vedute. Arthur Rimbaud auspicò un “lento e prolungato sgregolamento di tuti i sensi” prendendo spunto dalla vocazione allucinatoria di William Blake, ed orchestrando suo malgrado lo spiegamento intellettuale dei simbolisti e dei decadenti. Nell’arte, nella pittura o nella poesia rivolgere la ricerca sperimentale su se stessi, a partire dal proprio corpo e in misura psicopatologica giungere nello spazio cartesiano della mente è stato un folgorante viaggio che ha condotto ad autentiche dissacrazioni di quanto per millenni era ritenuto inviolabile. Freud disse che la psicoanalisi aveva estromesso l’io dalla centralità dell’universo civile e teologico, confinandolo tra l’incudine e il martello dell’Inconscio e del Super Io. Prima di lui era stato Dostoevskij a scendere nello scantinato del sottosuolo della coscienza rimanendone stordito della ingloriosa bellezza di tutti i sani principi a cui siamo ben educati. Le citaizoni possono continuare anche senza di me. Chi legge avrà il suo aneddoto gustoso ai confini della ragione, proprio laddove il suo sonno produce mostri.

 

Accennavo al fatto che la ricerca può essere rivolta oltre che verso la natura che ci circonda anche nei confronti dell’uomo stesso per lo studio dell’organismo umano allo scopo di capirne i principi e poterne controllare difetti e usura. Poi c’è pure tutto il versante psicopatologico, quando la ricerca personale ha lo scopo di conoscere e regolare le emozioni che non si riconsoce più. Sono i casi dei disturbi borderline, dissociativi, schizofrenici, dove il mezzo può essere rappresentato da un arma, dalle droghe, dalla sociopatia. Sono casi distruttivi, dolorosi, incomprensibili, che mostrano una organizzazione ingegneristica della mente impressionante per la invincibile logica della conservazione a cui si ricollegano.

Gli stati alterati di coscienza sono esperienze senza dubbio penose, drammatiche e caotiche nei rapporti interpersonali, coinvolgendo amici, amanti, partner, figli, genitori, parenti, rapresentanti sociali, icone ideologiche.
Un po’ tutti abbiamo esperienza dell’alterazione di coscienza, in un continuum che va dalle occasionali situazioni sociali preordinate (la sbronza, la follia di un notte, un orgia promiscua) alle sistematiche alterazioni della coscienza cui coscienti o meno sottoponiamo con cura costante il proprio organismo. Forse sono anche le occasioni in cui inavvertitamente ci sorprendiamo ad osservare il lavoro artistico o anche scientifico di una persona che ci inquieta, oppure di un amico che abbiamo imparato a riconoscere come lui si aspetta evitando imbarazzanti conclusioni.

Il minaccioso senso di realtà a cui sono sottoposti i disturdi dissociativi sono rintracciabili in quei casi in cui la persona ha dovuto far fronte a situaizioni dolorose nella infanzia. Sono casi molto studiati e a loro modo affascinanti per un osservatore che continua a tirarsi indietro dalle adempienze etiche. Spesso si tratta di abusi subiti ripetutamente, incesti, maltrattamenti, oppure involontari ricettori delle sofferenze mentali della madre che dopo il parto può mettere in atto un legame distorto e disorganizzato verso il bambino. Ecco un esempio:

“una paziente adulta ricorda di essere stata violentata dal patrigno quando aveva sei anni. Ancora sanguinante e terrorizzata per la violenza subita, la bambina si rivolge per aiuto alla madre che reagisce con violenta collera, l’accusa di aver sedotto il proprio uomo e di volerglielo portar via, picchiandola selvaggiamente. Mentre ciò accade, narra la paziente, una nube scende dal cielo, la bambina non vede e non sente più nulla e subito dopo si trova fra le braccia di un vecchio signore molto buono, con la barba bianca e biancovestito, che la consola e le promette protezione” (Liotti, Dimensione interpersonale della coscienza, 1995).

L’emergere di un trauma dissociato dal crepuscolo della coscienza comporta una confusione emotiva in cui il controllo delle idee, della cognizione, delle memorie, va sfumandosi generando una coalizione vincente di esperienze precedentemente vissute che non sono mai state ricercate ma che hanno sempre perseguito mostruosamente i loro obiettivi. Questo fenomeno cruciale nella psicologia quotidiana mette a repentaglio la sequenza di comportamenti nei legami importanti con le persone significative, generando una caotica vita sentimentale, sociale, umana. Vi invito ad osservare con più curiosità le stranezze nella storia della scienza così come dell’arte.
Spesso quando osserviamo fenomeni autolesionistici che paiono alla stregua di insensati esperimenti su se stessi, immaginate controintuitivamente che la lama che affonda nella pelle non faccia altro che destare il sonno della ragione che stava producendo mostri.

 


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