Legami Affettivi

Questo video mostra uno studio sul sistema dell’attaccamento di un cucciolo di scimmia reso ed è davvero affascinante. L’ho studiato circa una quindicina di anni fa sui libri universitari e mi incuriosì subito. Ritrovarlo online a distanza di tempo continua ad affascinarmi e mi restituisce un calore animale che solo la conoscenza sperimentale concede con generosità. Il video di Harry Harlow mantiene tutta la sua ricchezza empirica nonché una notevole attualità teorica.
Psicanalisti e psicologi imbattendosi sul concetto di legame affettivo hanno sempre fatto riferimento ai classici “appetiti” umani: sesso e nutrimento. La spiegazione freudiana è molto semplice, il legame nei primi anni di vita dipende dal fatto che la madre nutre il figlio. Mentre il legame tra adulti è mediato dal potente istinto biologico sessuale. Mi insospettiva legggere sui testi di Freud la sua ipotesi di sviluppo per maturazione sessuale del bambino: orale, anale, fallica, latente e genitale laddove si sarebbero bilanciati il principio del piacere con il principio di realtà. Ebbene, la prima fase che caratterizzava il rapporto tra madre e figlio era quella orale, per l’appunto, che rinvia per forza del linguaggio al nutrimento.

Questo tipo di concettualizzazione si basa sulla metafora del serbatoio, cioè rappresentarsi l’attività mentale in termini di energia contenuta dal cranio/contenitore. Gli istinti assumono quindi l’aspetto di energie/oggetti mobili che scorrono nella profondità della coscienza. Ora, mi piace visualizzarmi l’immagine classica dell’inconscio freudiano (Es nell’etimologia tedesca)  rappresentato nelle vesti di un serbatoio di desideri che cercano di fuoriuscire avendo il diavolo in corpo, pronti a dare l’assalto alla diligenza in strategiche visite notturne (i sogni) o ineffabili scene umoristiche rese dai lapsus. Ma questa è una nozionistica digressione per fornirvi lo sfondo su cui proiettare il video di Harlow. Un cucciolo di scimmia reso anziché aggrapparsi alla madre metallica che fornisce il latte (come prevede Freud) abbraccia per quasi tutto il tempo la mamma/robot addobbata con una soffice stoffa di pelliccia.

Quanto sono importanti i legami affettivi e soprattutto quei legami che abbiamo coltivato nei primi anni di vita? Il lavoro di John Bowlby negli anni Sessanta a questo riguardo è davvero fondamentale. La teoria dell’attaccamento che propose cercava di spiegare il comportamento della scimmia reso e dell’uomo non più in termini di dipendenza o di soddisfacimento dei bisogni fisiologici di nutrizione, ma piuttosto come un sistema organizzato di sensazioni, percezioni, cognizioni e comportamenti atti a mantenere il più vicino possibile la figura di accudimento (generalmente la madre, caregiver) allo scopo di essere protetti e sostenuti come in una base sicura. La protezione della figura di attaccamento da predatori e da altri pericoli garantisce la sopravvivenza dell’individuo, oltre al fatto che procura un vantaggio al “cucciolo” umano per lo sviluppo fisico, emotivo e cognitivo dai suoi primi anni di vita almeno sino alla pubertà. Ma pure nella vita adulta (dalla culla alla tomba).

A mio parere una delle chiavi di volta della teoria dell’attaccamento è dovuta all’interesse di Bowlby per l’etologia, la teoria del controllo (la cibernetica) e la teoria dell’informazione, interessi riassumibili nel concetto di feedback che ha potuto fornire quegli strumenti concettuali per ricollocare in un contesto relazionale piuttosto che intrapsichico lo sviluppo psicologico del bambino e più in generale dell’uomo.

Questo significa mettere da parte il modelllo psicoidraulico di Freud e far riferimento ai servomeccanismi della balistica di un missile ad esempio, come quando gli schemi comportamentali si “spengono” non perché si sia esaurita l’energia accumulata quanto perché sono stati disattivati dallo stesso meccanismo che li ha messi in moto. In altri termini per un meccanismo di feedback negativo. Il bisogno di cibo ad esempio comincia ad essere appagato appena l’attività stessa del mangiare viene messa in azione mediante stimoli di feedback che l’esauriscono (si vedano in proposito i lavori dello zooologo Hinde, 1954).

Quanto siano fondamentali i legami affettivi in psicologia e nella psicopatologia lo dimostra il fatto che clinicamente parlando la gran parte delle problematiche per cui viene richiesto un aiuto ha origini relazionali. La ricerca inoltre mette sempre più in evidenza l’intima natura relazionale della coscienza, fattore che ha contribuito alla straordinaria avvenutura cognitiva umana non appena i primati non umani (scimpanzè, gorilla, bonobo) hanno cominciato a vivere in gruppo, dalla cui ramificazione evolutiva la coscienza interpersonale dell’uomo ha condotto alla autocoscienza, al pensiero simbolico e alla creazione della cultura conservata e trasmessa nel tempo (il cosidetto Mondo 3 di Popper ed Eccles).
Voglio sottolineare l’impressionante caratteristica nei legami affettivi della loro esclusività, perché sappiamo quanto sia difficile costruirne nuovi al di fuori della famiglia e drammatico accettarne la fine.

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2 pensieri su “Legami Affettivi

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