Antipsicotici nell'Età Infantile

Non è una novità giornalistica il fatto che si prescrivano psicofarmaci a bambini nell’età della fanciullezza. Soprattutto in America (ma non solo) l’esempio eclatante alcuni anni fa venne a galla con l’abuso Ritalin per il trattamento della sindrome di iperattività e del defict di attenzione (ADHC).
Il fatto è che prima erano monelli, adesso i bambini troppo vivaci diventano psicotici. Tra le varie letture mi è capitato questo post dove si punta il dito su farmaci antipsicotici come il Risperdal prescritti indebitamente a bimbi di 2 anni. In questo caso è illustrata la storia di un bimbo a cui è stato prescritto un trattamento dall’età di 2 anni, senza che vi fosse una chiara problematica del sistema nervoso, una grave diagnosi di autismo o un disturbo bipolare (provate ad immaginare un bimbo di 2 anni depresso e ipermaniacale!). Poi si è scoperto che fosse stressato per motivi familiari.
Di primo acchitto viene da dire che il trattamento con antipsicotici su bimbi di questa età non ha riscontri attendibili nelle ricerche, ancorché volessimo indagare gli effetti collaterali a lungo termine. Il paradosso è che ci sono studi che testano gli effetti degli antipsicotici nei successivi 6-12 mesi di trattamento su ragazzi di 13 anni, mentre gli antipsicotici vengono prescritti per periodi ben al di là di questo periodo di tempo. Vi è una seria disconnessione tra come vengono prescritti i medicinali in pratica e come sono  studiati nelle ricerche.
Cosa genera questo tipo di situazioni? Il tempo e i soldi. Ne ho accennato nel precedente post in cui la psicoterapia (evolutiva in questo caso) è percepita come un processo troppo lungo e poco pratico, oltre che dispendioso in termini di risorse economiche. La medicina è più veloce e spregiudicatamente efficace. A  breve termine. Non solo, possiamo constatare che i farmaci li paghi o sono comunque a carico del servizio sanitario regionale. Perché non puntare su un servizio psicologico mirato su più livelli a partire ad esempio dall’ambito scolastico? Intervenire con trattamenti psicoterapeutici specifici nell’età evolutiva ha il vantaggio di osservare non in differita il lavoro mentale a cui il bimbo si sta dedicando in una fase non facile per lui. I vantaggi che si possono cogliere in quel momento sono superiori ai costi in termini di progetti personali del bimbo, della famiglia e forse della società nel futuro prossimo.
D’altro canto, la psicoterapia implica dei cambiamenti nella famiglia. Quando abbiamo a che fare con bambini con problematiche psicologiche bisogna spostarsi su un livello superiore che è il sistema familiare. 
Non è facile per una coppia di genitori rendere conto delle loro difficoltà direttamente ad un terapista. Eppure gran parte dei problemi dell’età evolutiva a livello comportamentale sono strettamente riconducibili alle “complicazioni” tra mamma e papà. Il guaio è che questo genere di osservazioni originano dei grattacapi: chi si fa carico di far notare ad una famiglia di andare da un terapista familiare piuttosto che pensare di imbottire di farmaci o mandare allo sbaraglio dal neuropsichiatra infantile il bimbo? Come eludere il rischio di far sentire in colpa una coppia di genitori?
Quando il dottore di famiglia si arrischia a prescrivere psicofarmaci a noi adulti, bisogna già inarcare il sopracciglio. Poi se lo stesso o lo psichiatra comincia a prescrivere un antipsicotico a vostro figlio di tre quattro anni o il tranquillante a sei anni che è troppo “agitato” alla prima eseprienza scolastica (etc. etc.), abbiate il buon senso di chiedere e quindi di informarvi di che si tratta e a chi viene prescritto di solito, quale sia il principio attivo e quali gli effetti collaterali. Soprattuto qualche riferimento scientifico. Dopotutto sul web potete trovare facilmente dei riscontri e poi si tratta di vostro figlio a cui potete dedicare qualche minuto in più delle vostre letture.
Infine valutate se non sia il caso di chiedere una consulenza ad un terapista familiare, prima di imbarcarsi in una catena di cause ed effetti da cui non potrete poi risalire facilmente. Perché il circuito familiare qualora riesce a trovare il suo termostato nel bimbo, si mantiene stabile e si autoalimenta in un equilibrio difficile da cambiare perchè si sostiene da solo, senza sprechi di salute. In tempi brevi ed economicamente psicotici.  
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...