Psicologia e Ricerca

Quando preparai la mia tesi di laurea sulle rappresentazioni mentali che si generano per orientarci nell’ambiente ci fu uno spiacevole disguido nella discussione dei risultati con la mia professoressa e i suoi assistenti. I dati sulle differenze di genere non quadravano. Per non perdermi in dettagli tecnici, in sintesi ci si aspettava una differenza significativa nelle performance tra maschi e femmine nel campione di soggetti. Ricordo che questa situazione inconsueta faceva accigliare acrimoniosamente la dottoressa, tra il rimprovero e l’imbarazzante inesorabilità dei numeri. Ricordo che posi questa ingenua domanda: forse la letteratura su cui basiamo le nostre aspettative (nel caso specifico le differenze di genere) è basata su un campione non rappresentativo della popolazione a cui noi facciamo riferimento. Insomma, amici miei, noi abbiamo sottoposto ai test persone comuni che non sono studenti di psicologia.

Ora, ho trovato questo interessante articolo nel quale si parla di una ricerca canadese dei dottori Joseph Henrich, Steven J. Heine and Ara Norenzayan, tutti psicologi alla University of British Columbia, a Vancouver, che mette il dito su una delle tante piaghe nel mondo della psicologia. Il punto in questione è che nella storia (filiforme) delle ricerche in psicologia i campioni utilizzati per effettuare esperimenti sono costituiti per una buona parte da studenti universitari di psicologia, oltremodo geograficamente determinati.
La ricerca negli Stati Uniti che è spesso basata su campioni di studenti di psicologia i quali, nota dolente, non rappresentano l’intera popolazione. Il guaio è che poi da questa prima grave lacuna metodologica si passa ad una ancora più seria quando si presume di generalizzare ipotesi e modelli su vasta scala e disquisire sulla natura umana a prescindere dai soggetti che sono stati contattati. Lo studio canadese pubblicato sul giornale Behavioral and Brain Sciences lo scorso mese, asserisce che “gli psicologi avanzano pretese di parlare sulla natura umana, ma non fanno altro che parlarci di un gruppo sociale geograficamente ben determinato, i WEIRD outliers, strani pendolari, persone educate, occidentalizzate, provenienti da democrazie ricche ed industrializzate”.
Secondo lo studio, il 68 % dei soggetti delle ricerche in un campione di 100 studi pubblicati su riviste di psicologia vengono dagli States, e il 96% da nazioni occidentali industrializzate. Delle ricerche americane ben il 67% sono studenti di psicologia. “Gli psicologi automaticamente generalizzano sul comportamento umano sulla base di questi dati riferiti ad una popolazione troppo piccola e specifica, citando questi risultati come prova delle loro asserzioni”. Mi viene in mente che gran parte del suo lavoro Freud lo basò su pazienti (pochi) di Vienna.
Vero è che reclutare soggetti per le ricerche è un duro lavoro in termini di risorse economiche e di tempo, al contrario delle migliaia di studenti che riempiono le università e soprattutto volenterosi agli occhi dei professori che dovranno esaminarli nei rispettivi esami. Ironicamente, nell’articolo si fa cenno alla “consuetudine”, si è fatto sempre così, tutti hanno sempre fatto così e questo andazzo è accettato dalle riviste specializzate. Il cane che si morde la coda.
Inoltre, il fatto che i dati proposti siano abbastanza accettabili perchè riferibili alla popolazione giovanile di quel gruppo di studenti, è un ennesima scorretta credenza, anche perchè spesso non preceduta da esperimenti validati nel merito.
Resta il fatto che quando esternai la mia perplessità nella discussione dei dati del mio lavoro, la domanda fu presa in considerazione come lo sono i giornali di ieri. I guai delle metodologie nelle ricerche americane o di qualsiasi ricerca su temi psicologici sono seri ma estremamente stimolanti, infatti inducono a riflessioni sui metodi e sulla natura della psicologia, delle possibilità e dei limiti, cioè sulla sua epistemologia. Qui in Italia, nel contesto universitario di psicologia ancorché psichiatrico, dove predomina una concezione filosofica-esistenziale o biologica/farmacologica della psicologia e della psicoterapia (con le dovute eccezioni), questi spunti critici non pervengono nemmeno sulle prime pagine dei giornali di ieri.
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