Una Paura Illuminante



L’optogenetica è una nuova tecnologia che permette di studiare le funzioni dei circuiti neuronali impiantando proteine sensibili alla luce, estratte da alghe di acqua stagnante, nel dna delle cellule nervose, rendendole sensibili e responsive alla luce. Così basta indirizzare impulsi di luce alle cellule nervose per suscitare una attivazione nervosa. Un interessante esperimento su un topo è stato effettuato con una tecnica opotogenetica studiando il condizionamento classico della paura. Il condizionamento classico è stato studiato originariamente dal fisiologo Pavlov e consiste nella associazione tra uno stimolo incondizionato quale può essere un piatto di pasta con un altro stimolo che condiziona il primo precedendolo, ad esempio un suono che precede il piatto di pasta. Ebbene dopo successive ripetizioni la sola accensione della luce senza presentare lo stimolo incondizionato (il piatto di pasta) è in grado di attivare una risposta comportamentale quale la salivazione, cosa che accade generalmente con il solo piatto di pasta.
Nel condizionamento alla paura uno stimolo innocuo come un suono viene associato ad uno stimolo negativo ovvero una scarica elettrica che nellla ripetizione costante l’animale impara ad associare, prevedendo che se ascolta quel suono si aspetta la scarica. La conseguenza (la risposta riflessa) è che al presentarsi del solo stimolo acustico l’animale si immobilizza come risposta di difesa. In questi casi si utilizza il termine inglese freezing, “congelamento”, che a mio parere descrive egregiamente il comportamento visibile di una emozione di base qual è la paura al cospetto di una minaccia ambientale come un predatore. L’associazione fra i due stimoli ha sede nell’amigdala, una struttura importante del sistema limbico, imputato numero uno alla elaborazione delle emozioni.
Josh Johansen del Center for Neural Science alla New York University e i suoi colleghi hanno semplicemente sostituito la scossa elettrica con impulsi di luce direttamente somministrati alle cellule del nucleo laterale dell’amigdala attraverso delle fibbre ottiche. In un gruppo di roditori, gli impulsi venivano somministrati contemporaneamente allo stimolo acustico, in un altro precedevano lo stimolo acustico, infine in un terzo lo posticipavano. I risultati hanno mostrato una associazione (un apprendimento) tra luce e stimolo acustico quando venivano presentati contemporaneamente. Tuttavia l’apprendimento è più lieve rispetto a quando viene usato lo stimolo elettrico o quando viene stimolato il nucleo centrale dell’amigdala, essendo quest’ultimo maggiormente indiziato nell’analisi e associazione degli input emotivi che riguardano l’attacco e la fuga (paura e rabbia), come sottolineato dal gruppo di Joseph LeDoux.
Ancora una volta le neuroscienze forniscono una importante prova delle interazioni tra fisiologia e psicologia, grazie alla plasticità delle cellule dell’amigdala che permettono di spiegare il fenomeno così complesso dell’apprendimento nel far convergere stimoli di diversa natura e integrarli con i comportamenti innati di sopravvivenza.
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