Libri e Lettori

Mi ha incuriosito la funzione sul Kindle che evidenzia con una leggera sottolineatura il numero di volte in cui sono state sottolineate le frasi dai lettori.
L’aspetto interessante è che un romanzo elettronico potrebbe essere rivisto alla luce delle classifiche di evidenziature sicché una frase è maggiormente quotata rispetto ad altre. Al punto che una sportiva selezione filtrerebbe frasi poco appetibili rispetto ad altre, interi concetti o capitoli verrebbero censurati da gruppi di lettori che non hanno apprezzato. Vero è che in fondo vige la regola che prevede una sostanziale estraneità dell’autore al cospetto della fruizione del proprio lavoro da parte del pubblico, se non nella misura delle irragionevoli speranze di ottenere presunte reazioni emotive o intellettive. Cosa importa quindi al creatore del testo letterario filtrato dal pubblico 2.0?
Molti immagino obietteranno che nell’epoca del web 2.0 vi è una sorta di compartecipazione su tutto ciò che produci all’interno della rete. Chiunque fa parte dal di dentro del lavoro artistico al contrario di quanto accadeva in passato, quando l’artista produceva e un destinatario fruiva, giudicando o quanto meno facendo spallucce di fronte al nuovo come al vecchio incomprensibile capolavoro.
Nello stesso tempo in questi giorni è uscita fuori una ricerca nella quale è stata messa in luce la differenza di tempo nel leggere su di un Kindle, un Ipad e un testo vecchia maniera stampato dagli epigoni gutemberghiani. Ebbene la lettura su di un Ipad è lenta del 6,2% rispetto ad un libro cartaceo, mentre per il Kindle si arriva al 10,7% in più di tempo. Sono discrepanze sconcertanti per i fautori della tecnologia e-ink, ma Jakob Nielsen afferma che mentre il libro stampato ad inchiostro è giunto da parecchi decenni al capolinea riguardo a possibli innovazioni e miglioramenti, per gli ebook reader siamo ancora agli inizi e la differenza è semmai a livelli sostenibili e piuttosto eccitante se teniamo in conto il ritmo dello sviluppo tecnologico. Per noi vecchi pionieri non rimane che aspettare e insomma accettare che il dibattito tra nativi e tardivi diventi elitario, moralistico, romantico e alla fine psicologicamente rassegnato.

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