Rughe e Benessere


Giorgione. Le tre età, Palazzo Pitti, Firenze.

Quante volte ci siamo chiesti quanti anni possa avere una persona appena conosciuta? Il giudizio sull’età è un esperimento mentale piuttosto interessante da studiare, specie quando nella nostra società i modelli culturali sono ipotecati da ogni variante cosmetica dell’industria del benessere. In un interessante ricerca viene indagato il ruolo di rughe, solchi, borse, occhiaie, che segnalano le difficoltà della nostra pelle a ripararsi dalle intemperanze del tempo. Sembra che la differenza possa farla non la quantità di rughe ma la posizione.
Nell’esperimento di Jose Aznar-Casanova e colleghi è stato usato un software per creare dei volti invecchiati di donne e uomini tenendo conto di tre dimensioni, il numero, la profondità e la posizione delle rughe. I volti erano di origine caucasica ed è stato loro rimosso capelli e sopracciglia alfine di ridurre i fattori che possano influenzare il giudizio sull’età dei volti presentati ai partecipanti cui veniva chiesto di collocarli in una categoria temporale, infante, bimbo, preadolescente, adolescente, giovane e così via. A 22 studenti è stato invece chiesto di giudicare ad ogni coppia di volti presentati chi fosse il più vecchio.
I risultati hanno mostrato che sebbene avessero un importante effetto sia la densità che la profondità delle rughe, la localizzazione intorno agli occhi tende a suscitare un impatto minore rispetto a quando sono posizionate intorno agli angoli della bocca, sulla fronte e al naso. Le borse sotto gli occhi o le rughe increspate ai lati sono percepite meno foriere di vecchiaia rispetto a bocca, fronte e naso. Stupisce che il volto maschile sembrerebbe percepito più invecchiato rispetto a quello femminile; ancor di più che i partecipanti più giovani tendano a invecchiare meno le persone rispetto alle controparti più avanti con l’età.
Ora, con tutte le riserve da tenere in conto, l’uso di volti solo caucasici e soppressione di sopracciglia e capelli ad esempio, questo lavoro può essere piuttosto promettente nel comprendere il rapporto tra percezione dell’età dell’altro e i fattori su cui focalizziamo l’attenzione. La vecchiaia poi automaticamnete è un concetto estremamente sofisticato, miscelando insieme cultura ed evoluzione. Il fatto che l’anziano sia percepito nella nostra società come una risorsa degradata dall’usura contribuisce ad incrementare l’industria del benessere in quel settore dove si posizionano dai quarantenni in sù. Candidamente i più (molto) giovani sorridono al re nudo, ringiovanendo i segni del tempo sulle persone che rappresentano ancora per loro la disponibilità evolutiva a sopravvivere ai desideri apprensivi del benessere.

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