Droghe mistiche

In uno studio recente sul Journal of Substance Use and Misuse è stata studiata la correlazione tra le esperienze di pre-morte e gli effetti della ketamina, un anestetico per uso veterinario che è molto usato, illecitamente, per procurarsi sensazioni allucinogene.
Le esperienze extracorporee negli incontri ravvicinati con la morte sono spesso riferite in quelle situazioni limite di persone che sono state gravemente ammalate o hanno subito un trauma ad esempio in un incidente stradale. Generalmente le percezioni vissute vengono descritte con “una luce in fondo ad un tunnel, flash di vita passata che scorre rapidamente davanti agli occhi, la sensazione di separarsi dal corpo, la decisione di ritornare alla vita, un senso profondo di pace e la percezione di essere in grado di poter comunicare con esseri non fisici”.
I ricercatori Ornella Corazza‌ e Fabrizio Schifano‌ hanno chiesto a un gruppo di consumatori di ketamina di compilare in modo anonimo un quesitonario su internet. Invitavano poi coloro i quali riportavano esperienze pre-morte a partecipare ad un’intervista più specifica per effettuare un confronto e validare le affermazioni “esxtrasensoriali” dei consumatori di ketamina.

Nella misura della scala di Greyson, la percezione del tempo dei soggetti intervistati sembra essere alterata allo stesso modo in cui è descritta nelle EPM, infatti il 90% dei partecipanti afferma che tutto sembra avvenire nello stesso tempo o che il concetto di tempo perde il suo significato, mentre il 10% “percepisce” una completa assenza del tempo durante l’eperienza tossica.
Il senso di dissociazione dal corpo è vissuto dall’88% dei casi in cui affermano che hanno perso coscienza del loro fisico e di “averne lsciato il posto esistendo fuori da esso”. Il 26% descrive chiarmente un “viaggio lungo un tunnel o attraverso una spirale con una luce brillante alla fine o una esperienza globale di luce”. Il 30% dei partecipanti fa un incontro con un “essere”, o ascolta una voce definita “mistica” o di “entità soprannaturale”. Il 24 % dei soggetti riferisce di avere avuto la possibilità di rivedere vividamente alcuni pezzi della loro vita passata o di aver vissuto “fuori dal loro controllo flash di ricordi passati davanti ai loro occhi”.

Inoltre, il 20% dei soggetti ricordano che durante la loro esperienza “la loro coscienza è scivolata via” come nelle condizioni di percezione estrasensoriale. Alla domanda “Che cosa hai compreso di tutta questa esperienza?” una buona parte degli intervistati (52%) ha risposto di “aver raggiunto la totale comprensione dell’universo”. Solo l’8% è giunto ad una sorta di “limite” o di “un punto di non ritorno”, che era descritto come “un limite tra la vita terrena e un’altra vita”. Questo punto è stato descritto tra l’altro come un ponte, un fiume, un muro. Ben il 72% dei partecipanti ha vissuto un’esperienza ineffabile di senso di pace e piacevolezza mentre il 76% la definisce di “incredibile gioia”.

Questo studio mi fa pensare quanto sia comune per una buona fetta di popolazione il fatto di alterare periodicamente la propria coscienza. Un comportamento non pienamente riconosciuto dalle stesse persone ma sistematicamente organizzato, progettato ed eseguito. Provate ad immaginare un lavoratore medio, con tutte le variazioni dei casi, in cui il sabato sera organizza la propria alterazione della coscienza per i suoi personali motivi.
L’alterazione conseguita dall’assunzione di droghe o alcol poi, come mette in luce lo studio che ho riportato, genera il fenomeno importante della dissociazione molto studiata nella psicopatologia. Fenomeno negligentemente ritenuto confinato ai casi gravi di psichiatria, ma che è possibile osservare in un comune attacco di panico o nell’orgasmo.

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