Creare un Gemello Digitale di Se Stessi

Qual è l’impatto cognitivo della massa di informazioni a cui è sottoposta la mente dell’internauta? L’interessante progetto del sito Lifenaut, compagnia americana, stravolge questo tipo di domanda poiché si pone lo scopo di creare una rappresentazione digitale realistica di se stessi, un vero e proprio avatar, che prenderà il nostro posto una volta che siamo deceduti. Immagino che tale gemello digitale potrà assolvere ad una serie di funzioni di insospettabile praticità come badare i pronipoti…
Il passo successivo sarebbe di introdurre il file dell’avatar in un robot che porti avanti ostinatamente il desiderio di immortalità. Proprio lo scopo ideale del sito Lifenaut nel quale scaricare tutto il materiale concernente la propria vita, foto, video, corrispondenza, al punto da costituire un avatar che rispecchi la personalità di se stessi.
Ma cosa potrebe effettuare questo avatar nello specifico? Innanzitutto racconterebbe le origini di se stessi… narrando la vita del gemello umano passato sotto il vaglio delle parche. Poi, aspetto che mi piace sottolineare, in futuro si prospetta la possibilità di rendere congruenti l’espressività dell’avatar con il suo racconto. Il semplice ammiccamento, il corrugare la fronte, un sorriso, tutte espressioni muscolari ed epidermiche coerenti con il dialogo interattivo con l’utente umano.
Un’altra linea di sviluppo va a collocarsi nella visione cyberpunk che contempla l’uploading della mente umana in un computer e quindi in una robot che prenderà il posto del corpo deceduto.
Fa venire i brividi ma almeno pure rinfranca per la comica certezza che sta alla base di tali progetti in cui mente e corpo siano due cose indipendenti l’una dall’altra. Presumo che la maggioranza delle persone di buon senso difficilmente casca nel tranello della fine dell’umanità all’alba del transumanesimo.

Questo non è tutto. L’aspetto sottilmente curioso sta non tanto nel fatto che scaricare la mente in un pc si basi in una spericolata (di)visione cartesiana dell’uomo ma nella creazione di sistemi collettivi di informazione che riescono ad auto mantenersi indipendentemente dai nostri corpo e dalle nostre menti. I social network ne sono un esplicito esempio. Ancora più interessante è la fitta rete che si instaura tra i vari mondi sociali a prescindere dalla nostra volontà. Ecco il punto più delicato. Il comportamento collettivistico che emerge improvvisamente, taluni parlano di catastrofi, è imprevedibile e soprattutto dovuto ad una inestinguibile ignoranza. IL passaggio dal caos individualistico all’ordine autopoietico di sistema è inaccessibile alla nostra comprensione.

Questa è una proprietà tipica della complessità, negli ultimi due decenni molto studiata, che emerge qualora una serie di elementi instaura delle relazioni e dei processi in comune al punto che sebbene avessero poco in comune comincino a comportarsi collettivamente come parte della stessa globalità. La confusione originaria di tanti pezzi isolati viene semplificata da un processo di complessificazione che li porta a coordinare un comportamento globale che funziona e si automantiene. Un esempio tipico di quanto ho esposto è la fisica degli elementi che si autorganizza nelle molecole chimiche per passare alle cellule biologiche sino ad organi, tessuti, ossa, memoria, cognizione, coscienza. Resta l’ignoranza di fondo del passaggio di maggiore complessità da un livello all’altro che taluni identificano col caso mentre altri lo concepiscono come disegno intelligente proveniente dall’alto. Nel caso teologico dell’uploading della nostra mente tutto sarebbe riposto in un limbo in attesa dell’aggiornamento periodico dei propri discendenti.

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