Robonauti Schiavi e Pazzi

La Nasa in collaborazione con la General Motors ha sviluppato il prototipo di due robonauti che si avvicinano più o meno alla fattezze dell’uomo. Dovrebbero essere pronti per un lancio a Settembre di quest’anno con lo scopo di affiancare gli astronauti nella Stazione Spaziale Internazionale.
Questo scenario dovebbere far parte di una road map verso la integrazione delle performance umane ed informatiche, dimostrando che la somma è qualitivamente più vantaggiosa delle singole parti in un team di pionieri spaziali, considerazioni generalizzabili nel mondo quotidiano.
Faccio notare che le competenze eccellenti di un robonauta che noi umani non possiamo raggiungere spingono ogni immaginazione oltre i limiti del possibile, essendo certo d’altra parte che questi manufatti potranno essere esposti a situazioni che noi non possiamo che immaginare e disperare di raggiungere in prima persona.
Molti osservano che sono sempre comunque degli enormi ammassi di silicio e di istruzioni programmate da essere umani. In fondo serviranno come assistenti o solitari esploratori in cerca di spiegazioni per conto terzi. Provate tuttavia a ad immaginare assistenti di tal fatta in una tipica gerarchia aziendale del nostro mondo quotidiano, in cui presumibilmente dovremmo esserne all’apice.
Mi chiedo cosa potrebbe accadere in sistemi così complessi se si insinuasse un effetto a farfalla nei loro congegni. Noi rischiamo spesso un disturbo mentale o l’emergere di proprietà uniche come l’autocoscienza. Ed essi?

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