Lettura di un libro

C’è un aneddoto che riferisce della meraviglia da parte di Sant’Agostino quando vide Sant’Ambrogio leggere in silenzio. Mi ha sempre colpito questa immagine. Testimonia un’epoca della storia del libro nella quale esso intratteneva con il lettore un dialogo sonoro, udibile e più vicino all’orecchio che alla vista. Borges affermava che della poesia conta l’atmosfera che riesce a far emergere, la musicalità. In fondo, asseriva, nessun dizionario può fornirci definizioni poetiche del testo di un poeta. Allora il linguaggio diventa poetico quando non è più rivolto all’occhio ma all’udito. Sarebbero d’accordo i simbolisti francesi, oppure Leopardi. Oggi la lettura è principalmente silenziosa. Immagino nelle classi dei ragazzi che leggono ad alta voce, immagino la relazione letta in un convegno, la predica di un prelato. Letture didattiche o liturgiche. Confesso che ci sono dei momenti in cui leggi un libro da solo e in certi passaggi le labbra si muovono meccaniche sentendo la tua voce vivere di una vita propria.

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