Un libro

Ho finito di leggere qualche giorno fa un saggio storico di Sergio Romano, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, edito da Longanesi, anno 1991. L’analisi del saggio è dedicata ad un protagonista assoluto della scena europea, lo Stato Nazionale, che uno studioso della complessità dichiarerebbe classica emergenza dei caotici fattori filosofici, economici e tecnologici che fecero capolino alla fine del Settecento e proruppero prepotentemente per tutto l’Ottocento sino allo scoppio della Grande Guerra. Poi le alterne vicende nel Primo Dopoguerra, l’avvento delle moderne dittature e della bomba atomica, lo scenario bifronte dei due blocchi sovietico e del patto atlantico per 50 anni sino alla caduta del muro di Berlino. Leggendolo vi accorgerete quanto sia paradossale la circolarità dei propri giudizi sul mondo.

“Ma lo storico commetterebbe un errore se credesse che questa circolarità della storia lo autorizza a prevedere il futuro. Non è vero che i popoli siano completamente privi di memoria. Nel ritornare sul cammino già percorso essi dimostrano di aver appreso dalla storia quanto basta per schivare qualche vecchio errore, non abbastanza per evitare i nuovi.”

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