Il punto su Salinger


Ad un certo punto mi sono detto: fermati e rifletti su questo personaggio. Negli anni universitari il Giovane Holden è stato una leggenda e suppongo lo sia tuttora in quell’ambiente… Ho un preciso ricordo perchè fu un regalo di un mio amico pittore e ricordo che sul libro di Salinger scrissi il mio nome senza vocali. Su Wikipedia potete trovare alcune informazioni sulla biografia di questo scrittore che pubblicò poco sino alla fine degli anni Sessanta e poi nient’altro di rilevante. Rimane l’Holden come ambasciatore non riconosciuto nel mondo letterario e di alcune generazioni. Si ritirò presto dopo la notorietà, a vita privatissima.
Sono in pochi che scelgono questa strada. Sono personaggi ancora più curiosi per la strana sorte che li segna, invisibili e oltremodo appariscenti. Tutto sommato in linea con la tendenza di questi tempi in cui l’espressione artistica, che sia letteraria o musicale o pittorica, arretra lasciando il posto ad altre forme di espressione che a noi non è dato di comprendere. Ma questo è un altro discorso. Andiamo a vederci una delle rare foto di Salinger.

Capelli ben pettinati ed impomatati, giacca e cravatta annodata quasi con un tocco distratto. Orecchie un po’ all’indietro e forse a sventola, basette troppo alte, fronte spaziosa, naso robusto e disegnato accademicamente. Cosa succede agli angoli della bocca? Che cosa sta cercando di esprimere questo giovane scrittore degli anni Cinquanta? Osserviamo le sopracciglia: folte ma con un’aria infantilmente curata. Nessuna tentazione di dichiarare una intima riserva di sofferenza, di arte. Gli occhi puntano su un angolo della stanza cercando chissà quali pretesti per resistere sino al flash. La linea della bocca sembra costretta dal rigonfiamento delle labbra che si dilatano sino alle estremità lievemente contratte delle labbra.
Sicurezza di sè o del fatto che sta per finire il tormento di farsi fotografare e scamparla ancora una volta? Inoltre una nota: l’inclinazione della testa, lievemente piegata da destra verso sinistra come a pregare il visitatore di non far rumore quando vada via dopo non essersi scambiati nemmeno una parola.

Ho sentito diversi pareri alla radio sulla sua scelta di non concedere interviste ed isolarsi completamente, scomparendo nell’anonimato. Ho pensato a Pynchon, altra celebrità letteraria invisibile. Mi chiedo cosa li abbia portati a questa decisione. Certo il prestigio letterario ha i suoi svantaggi. C’è chi ama starsene per i fatti suoi. C’è poi chi non ha proprio più voglia di scrivere e non sa come spiegarlo al pubblico esigente. Oppure teme di scrivere pagine ormai troppo inopportune sul bilancio personale della propria esperienza. Quando Rimbaud partì per l’Africa gettando alle ortiche l’immagine di poeta maledetto osannato dai simbolisti di tutta Europa non poteva fare altrimenti, aveva scritto tutto quanto gli era necessario per ingaggiare l’unica cosa che gli rimaneva da conoscere: la novità esemplare della vita ordinaria. La scampò morendo a trentasette anni.
Già, scrittori e poeti che non vogliono più farsi vedere in circolazione e tuttavia ricercati per le opere scritte che non appartengono più a loro. Separarsi ingratamente dal proprio lavoro e poi rendersi conto che tale atto diventa qualcosa di più della loro scelta personale, rivelandosi un concetto d’arte e quindi una prova d’autore che si appresta ad essere giudicata, analizzata, letta. Non si sfugge all’arte.

Infine il ritiro. Non scrivere gran che da pubblicare e allo stesso tempo i libri stampati a milioni per essere venduti, senza che dell’autore si sappia molto su cose come le convinzioni, le opinioni politiche, le ossessioni o le delusioni intime. Assente come auspicava Flaubert: un dio che creando non si manifesta, scompare nell’atto della propria creazione. Dei pochi frammenti che ci rimangono e di quelli sepolti chissà in quale criptico e anallergico archivio non sapremo molto, giuro. Un po’ come poco conosciamo di Eraclito o di Shakespeare, frammenti rispettivi di scritti o di vita che ci attraggono e di cui, cosa fondamentale, cogliamo pezzi di noi stessi dichiarandoci intimi degli autori. Il poco lavoro di Salinger rimane disponibile ad essere spiegato e completato da riflessioni che non so dove possono portare all’infuori dalla curiosa sensazione di disturbare l’autore.

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