Il calendario e il fisco

Che l’anno cominciasse nell’ultimo fine settimana di agosto e non il primo gennaio lo avevo appreso dal ritmo stagionale del lavoro in affitto. La fine dell’anno si capisce è collocabile intorno ai primi di Agosto. Ormai, in età avanzata, il periodo natalizio assume sui miei nervi l’aspetto di una sosta illogica.
Apprendo che per via di una pressione tributaria del 47% il lavoratore italiano in una giornata lavorativa di otto ore lavora per il fisco per ben 228 minuti, quasi 4 ore. Questo implica una spiazzante considerazione cronologica: lavorando per i primi 173 giorni dell’anno, l’impiegato medio lavorerà per il fisco sino al 23 Giugno mentre l’operaio un po’ meno, sino al 5 maggio, cominciando successivamente a lavorare per se stessi. I primi sei mesi dell’anno li dedichiamo quindi alla comunità e il resto ad oscuri fini individuali. In quest’ultimo caso ho provato ad avanzare ipotesi: sostentamento, scuola, la casa, viaggi, abbigliamento, cosmesi, droghe, passatempi. Che tipo di elenco allora per i primi mesi dell’anno? Il caso vuole che si lavora per la comunità o per la pensione, cioè per grandi sistemi di numeri e di esistenza tramandati irrazionalmente di generazione in generazione, che riceviamo senza aver chiesto per restituire non sappiamo a chi.

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